Le fazioni di coloro che amano passare in diversi modi le loro vacanze sono principalmente due: quelli che vanno in vacanza in altri posti, lontano dalla propria città, dal lavoro e dalle cose quotidiane, e quelli che amano in panciolle a casa propria, magari davanti alla televisione, ad oziare e rilassarsi in maniera passiva.

Sicuramente, i soggetti che partono in vacanza per mete sconosciute, sicuramente dopo lunghi mesi di lavoro in Italia, che siano luoghi esotici, mare o montagna, oppure città d’arte, sono la fetta più grande dell’intera popolazione. Le vacanze si spendono principalmente con gli amici, con il proprio partner o in famiglia; spesso si vanno a trovare conoscenti o persone che non si ha il tempo di vedere durante l’anno, cogliendo l’occasione di sfruttare la vacanza per visitare luoghi nuovi. E ovviamente, rilassarsi e divertirsi. La tipica vacanza, insomma, come da più di un secolo è stata concepita e metabolizzata dai costumi mondiali.
I fanatici delle vacanze in casa, al contrario, sono una parte molto ridotta della popolazione, ma sono in grande crescita, numericamente parlando. Sempre più persone, infatti, preferiscono stare in vacanza a casa, magari nel silenzio delle città d’agosto, svuotate dall’esodo estivo. Molto più spesso, invece, c’è chi fa di necessità virtù: la pesante recessione mondiale si riflette pesantemente sui portafogli ormai quasi vuoti, e non sempre si ha la possibilità di prenotare qualche giorno di vacanza. A quel punto, meglio mettersi in viaggio in giornata, fare un tuffo al mare o in piscina, o una scampagnata in montagna, per poi tornare all’ovile, risparmiando così un bel po’ di denaro.
I soggetti più avvezzi a questo tipo di vacanza sono principalmente i single, soprattutto se hanno subìto da poco una separazione o un divorzio, che generano ovviamente spese ulteriori ed importanti. Non mancano, però, anche coloro che di questo modus vacanziendi ne hanno fatto una vera filosofia. “Chi ha detto che stare a casa non significa essere in vacanza?”, ha replicato qualcuno. Inoltre, qualcun altro ci ha spiegato, la mobilità del periodo delle vacanze si è spostato con l’aumento della precarietà lavorativa, e la stessa vacanza in sé e per sé è diventata precaria anch’essa.
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