Siamo nel 2009: un anno difficile per tutti, nell’intero mondo, da Nord a Sud, da Est ad Ovest; la crisi economica profonda che ha investito l’intero mercato ha un pessimo riscontro anche sul fatto che le persone prenotano meno vacanze, sia all’estero che all’interno del proprio Paese. Spostarsi costa caro, i prezzi dei biglietti aerei son schizzati alle stelle e le crociere per mari, già viaggi di lusso, vengono riservate come eventuali vacanze sempre meno; queste tipologie di viaggi hanno subìto maggiormente la diminuzione di clientela.
Ma è veramente un periodo buio per i lavoratori, soprattutto per i liberi professionisti e per chi cerca lavoro, accontentandosi di qualche impiego precario: per queste due figure professionali le ferie consistono in meno giorni di vacanze retribuiti, ovviamente perché meno giornate si lavorano, meno si guadagna, e non ci si può permettere di andare in vacanza. Nemmeno il mondo dei dipendenti è immune a questo fenomeno: meno vacanze anche per loro!
Infatti, molti impiegati decidono di sacrificare le ore libere, talvolta anche i giorni di ferie, in modo da poter guadagnare qualche soldo in più con gli straordinari. Insomma, tutti hanno subìto un taglio alle loro vacanze, alla loro quiete; siamo tutti chiamati a produrre di più, per guadagnare di più, per poterci campare e permetterci qualche giorno di tranquillità in più, anche se con meno giorni di effettive vacanze lontani da casa, con agi e comfort, prenotazioni in alberghi o case affittate.
Gli unici indenni al concetto di avere meno vacanze a disposizione sono gli appartenenti alla classe dei politici, i milionari e poche altre persone che vivono di rendita da guadagni posti da parte in precedenza, poiché meno soldi si posseggono, meno possibilità si ha di intraprendere vere vacanze.
Insomma, un unico dato può affievolire un po’ la depressione che ci accompagna, nel pensare che son lontani i giorni in cui si lavorava per vivere e non viceversa: non siamo i soli a poterci permettere meno vacanze, è un male comune che, tuttavia, non fa mezzo gaudio.